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LocalTradeWatch
OSSERVATORIO SUL COMMERCIO MONDIALE
Un blog per informarsi, capire
e per r-ESISTERE e re-AGIRE a livello territoriale

 

domenica, novembre 30, 2003
 

ACQUA: INONDIAMO DI MAIL IL PARLAMENTO

In questi giorni si stanno discutendo gli emendamenti alla finanziaria 2004, tra i quali ci saranno anche quelli riguardanti la liberalizzazione dei servizi locali, tra cui l’acqua. Il ministero (Marzano) ha presentato una norma (l’articolo 14 del Decreto 269) che dà la possibilità agli enti locali di affidare direttamente il servizio a enti pubblici senza gara d’appalto e, tra gli oppositori, oltre al ministro Buttiglione (che ha già preparato due emendamenti) e le lobby del settore c’è anche, ahimé, il partito dei Ds, il cui voto potrebbe essere decisivo.

Gli emendamenti puntano a restringere la portata dell’articolo 14 a pochi casi marginali, praticamente reintroducendo l’obbligo di gara: SAREBBE LA FINE DI OGNI SPERANZA DI GESTIONE PUBBLICA della risorsa idrica, con buona pace delle imprese.

Per questo insieme al Comitato Italiano Acqua abbiamo lanciato l’appello che trovate di seguito, da inviare a tappeto a tutti i parlamentari, della Camera e del Senato. Di seguito trovate gli indirizzi di tutti capigruppo e i segretari di partito: INONDIAMOLI DI MAIL. Del senato ho messo solo gli indirizzi disponibili, ma il nostro obiettivo deve essere principalmente la Camera, che è la sede nella quale avverrà la votazione finale. Ancora meglio sarebbe che ognuno inviasse il messaggio ANCHE ai parlamentari della propria zona, magari anche via fax. ABBIAMO POCHISSIMO TEMPO: settimana prossima ci sarà il dibattito in parlamento e probabilmente si voterà tra il 9 e il 10 dicembre, comunque entro il mese.

Girate pure questo messaggio a tutte le liste e gli amici/parenti/gruppi che conoscete.

 

Per il Gruppo di Lavoro Tematico sul Commercio della Rete Lilliput:

Roberto Cuda - Ref. glt commercio – 340.2284686

 

 

Messaggio da spedire:

 

All’att.ne dell’On/Sen….

Siamo fortemente preoccupati per i possibili emendamenti all’articolo 14 del decreto 269/03 collegato alla legge Finanziaria 2004, che stabilisce il diritto dei Comuni di affidare la gestione dei servizi locali a società interamente pubbliche, senza obbligo di gara. Convinti che l'acqua è un bene comune che appartiene a tutti i cittadini, la cui gestione deve restare a livello di territorio e saldamente ancorata a meccanismi di democrazia partecipativa, crediamo che l’affidamento diretto, come previsto dall’attuale versione dell’articolo 14, sia un passaggio irrinunciabile per rispondere alle esigenze di trasparenza, universalità e controllo pubblico nell’erogazione di un bene vitale come l’acqua, come dimostra l’esperienza di molti paesi esteri.

Siamo profondamente convinti che il diritto all’acqua non possa essere subordinato alle esigenze di profitto di poche imprese, italiane o europee, e ci permettiamo di segnalare gli effetti negativi che si sono registrati dove hanno già sperimentato la privatizzazione e che sono sotto gli occhi di tutti: casi di fallimento della gestione privata, aumento delle tariffe, peggioramento dei servizi e delle manutenzioni, aumento dei consumi e delle perdite, conseguenze incompatibili con l’interesse collettivo.

Per questo come cittadini, ci opponiamo a qualunque tentativo di modifica dell’articolo 14 teso a restringerne la portata, come proposto da alcune forze politiche della maggioranza e dell’opposizione, e chiediamo a tutti i Parlamentari di agire di conseguenza in sede di dibattito e votazione, nella difesa dei diritti dei cittadini e delle comunità locali

 

Nome Cognome e città

 

 

Indirizzi Parlamentari

 

Democratici di Sinistra

Capogruppo Camera: Luciano Violante - VIOLANTE_L@camera.it

Capogruppo Senato: Gavino Angius - intsin01@senato.it

Segretario: Piero Fassino - FASSINO_P@camera.it

Responsabile economico: Pierluigi Borsani - BERSANI_P@CAMERA.IT

 

Alleanza Nazionale

Capogruppo camera: Gianfranco Anedda - anedda_g@camera.it

Capogruppo Senato: Domenico Nania - senato@alleanzanazionale.it

Presidente: Gianfranco Fini - FINI_G@camera.it

 

Forza Italia

Capogruppo Camera: Elio Vito - VITO_E@camera.it

Capogruppo Senato: Schifani Renato Giuseppe -

Segretario: Silvio Berlusconi - BERLUSCONI_S@camera.it

 

Lega Nord

Capogruppo Camera: Alessandro -CE_A@camera.it

Capogruppo Senato: Francesco Moro

Segretario: Umberto Bossi - BOSSI_U@camera.it

 

Margherita

Capogruppo: Pierluigi Castagnetti - CASTAGNETTI_P@CAMERA.IT

Capogruppo Senato: Willer Bordon - margherita4@senato.it

Francesco Rutelli - RUTELLI_F@CAMERA.IT

 

Gruppo Misto

Capogruppo Camera: Marco Boato - BOATO_M@camera.it

Capogruppo Senato: Marini Cesare -

 

Comunisti Italiani:

Segretario: Armando Cossutta - COSSUTTA_A@camera.it

 

Verdi:

Segretario: Alfonso Pecoraio Scanio - pecoraro_a@camera.it

Capogruppo Senato: Stefano Boco - intver01@senato.it

 

Partito Socialista

Segretario: Gianni De Michelis

Vicepresidente: Chiara Moroni - MORONI_C@CAMERA.IT

 

Udeur

Segretario: Clemente Mastella - MASTELLA_C@camera.it

 

Socialisti Italiani

Segretario: Enrico Boselli - BOSELLI_E@camera.it

 

Repubblicani

Segretario: Giorgio La Malfa - LAMALFA_G@camera.it

 

Rifondazione Comunista

Capogruppo: Francesco Giordano - GIORDANO_F@camera.it

Segretario: Fausto Bertinotti - BERTINOTTI_F@camera.it

 

Udc

Capogruppo: Luca Volonté - VOLONTE_L@camera.it

Rocco Buttiglione: BUTTIGLIONE_R@camera.it

Marco Follini: FOLLINI_G@camera.it

posted by localtradewatch | 12:34 | commenti (1)
mercoledì, novembre 26, 2003
 

Dopo Cancun: Basta Singapore Issues!
Lanciamo un appello al Ministro Urso: "Togliamo investimenti, concorrenza, spesa pubblica e facilitazione al commercio dall'agenda europea."
Tradewatch promuove un appello on line per pressare il governo italiano a cancellare dalla propria lista di priorità il lancio di negoziati sui nuovi temi di Singapore: regole sugli investimenti, concorrenza, trasparenza negli appalti pubblici e facilitazione al commercio.
La caparbietà dei nostri governi e del commissario Pascal Lamy nel proporre questi temi a Cancun è stata una delle cause principali del fallimento del vertice.
In questi giorni i nostri governi stanno discutendo la nuova proposta negoziale che Lamy presenterà all'incontro del Consiglio generale del WTO in programma a Ginevra il 15 dicembre. Purtroppo la Commissione non appare intenzionata a rinunciare a questi temi e propone di avviare i negoziati anche per gli investimenti e le regole di concorrenza, anche se in maniera plurilaterale, cioè non obbligando tutti i paesi a firmare l'accordo finale.
La decisione definitiva sarà presa il prossimo 2 dicembre in un Consiglio dei ministri del commercio europei.

Un accordo plurilaterale sugli investimenti costituirebbe la riproposizione dell'accordo MAI (Accordo Multilaterale sugli investimenti), i cui negoziati fallirono nel 1998 per la forte opposizione internazionale della società civile.
Non c'è tempo da perdere, per questo Tradewatch chiede di inviare una e-mail al nostro viceministro Adolfo Urso e al nostro rappresentante nel comitato 133 (comitato che assiste la commissione in materia di commercio internazionale) col testo riportato di seguito, per riaffermare che i temi di Singapore devono essere cancellati dall'agenda negoziale europea. E' una iniziativa congiunta con più di 100 gruppi europei, sostenuta con forza dai popoli del sud del mondo. Cancùn ha detto No! ai temi di Singapore, l'Europa non deve riproporli !


Testo da inviare (o faxare al numero: 06.59932634) a:
On. Adolfo Urso
Viceministro Ministero Attività produttive
URSO_A@camera.it
Ministero Attività produttive
Viale Boston, 25 - 00144 Roma
Dott. Amedeo TETI
Direttore generale delle politiche commerciali
teti@mincomes.it
Ministero Attività produttive
Viale Boston, 25 - 00144 Roma

A Cancùn la strategia europea di convincere i paesi membri del WTO ad avviare i negoziati per nuove regole su investimenti, concorrenza, trasparenza negli appalti pubblici e facilitazione al commercio è fallita. Durante la quinta conferenza ministeriale, la maggioranza dei paesi membri ha chiaramente affermato di non voler negoziare questi temi e di non ritenere il WTO il forum più appropriato per occuparsene.
La strategia europea è stata fra le cause maggiori del fallimento della conferenza anche se l'offerta formulata nelle ultime ore del vertice, dal commissario Lamy e dal comitato 133, di cancellare due dei temi di Singapore (investimenti e concorrenza) va nella giusta direzione seppure sia parsa più una scelta tattica che un riconoscimento della richiesta della maggioranza dei paesi membri del WTO di non procedere su tali temi.
Prima di Cancùn, insieme a più di 100 gruppi della società civile europea, Rete Lilliput e la Campagna Questo mondo non è in vendita aveva chiesto all'Unione Europea di rinunciare a chiedere l'espansione del WTO.

Ai ministri del commercio, riuniti a Palermo il 6 luglio 2003, avevamo chiesto di:
- ritirare il loro sostegno all'avvio dei negoziati sui nuovi temi
- smettere di impegnarsi in strategie per ingannevoli trade offs, ma piuttosto di premere per il rispetto degli impegni precedentemente presi per ridurre il dumping sui sussidi e per muoversi nella direzione di un'agricoltura più sostenibile senza richiedere come contropartita delle ulteriori concessioni da parte dei paesi in via di sviluppo.
- sostenere l'agenda per rivedere e riformare radicalmente le esistenti regole sul commercio piuttosto che forzare l'avvio di un nuovo insieme di negoziati che la maggior parte dei paesi in via di sviluppo non vuole.
- sostenere un'agenda negoziale europea che risponda maggiormente alle preoccupazioni dei cittadini dell'Unione ed alle richieste di riduzione della povertà e di sviluppo sostenibile.
- rivedere il mandato negoziale conferito al Commissario Lamy nel 1999.

Noi Vi rivolgiamo nuovamente queste richieste invitandovi a considerarle con attenzione nella consultazione attualmente in corso fra i 15 paesi dell'unione per stabilire la nuova agenda negoziale europea da presentare al consiglio generale del WTO in programma il 15 dicembre a Ginevra.
Sappiamo che fra le ipotesi formulate vi è quella di negoziare i due temi più contestati, investimenti e regole di concorrenza, in maniera plurilaterale, cioè coinvolgendo "solo i paesi interessati". Anche se questa sembrerebbe una formula ragionevole, ci sembra sbagliata per queste semplici ragioni:
- I Paesi in via di sviluppo subirebbero sicuramente molte pressioni per aderire "volontariamente" a questi accordi plurilaterali
- Un accordo plurilaterale sugli investimenti avrebbe le medesime conseguenze negative di un accordo multilaterale dal momento che non incrementerebbe gli IDE verso i paesi più poveri, non costituirebbe un aiuto verso la riduzione della povertà e non bilancerebbe diritti e doveri degli investitori
Non dimentichiamo che il MAI, l'Accordo Multilaterale sugli Investimenti i cui negoziati mai conclusi si svolsero in sede OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), era un accordo plurilaterale, che è stato respinto nel 1998 da una coalizione globale della società civile e da un ampio gruppo di paesi in via di sviluppo al vertice ministeriale di Seattle. Ci sembra una strategia politica velleitaria richiamare il disastro del fallimento di Seattle per rilanciare il Doha Development Round.
Per questi motivi Vi chiediamo di impegnarvi perché l'UE non persegua questa strada e decida di cancellare i temi di Singapore dalla propria agenda negoziale. Una simile decisione costituirà certamente un segnale positivo per tutti i paesi in via di sviluppo della volontà europea di riconoscere e rispettare le loro richieste.




































posted by localtradewatch | 11:53 | commenti
venerdì, novembre 21, 2003
 

Nuove minacce sui servizi pubblici locali

Con l’approvazione del decretone 269/03 collegato alla Finanziaria 2004 si stringono i tempi per il destino dei servizi locali. Nubi minacciose, in particolare, si addensano sull’articolo 14, che lascerebbe la possibilità ai comuni di affidare direttamente a enti pubblici la gestione dell’acqua, saltando l’obbligo di gara. Dopo le pressioni delle imprese del settore, il Ministro delle politiche comunitarie Rocco Bottiglione, richiamandosi ai principi UE, ha annunciato due emendamenti alla norma incriminata: forte restrizione ai casi di affidamento diretto e possibilità per le imprese miste che già gestiscono il servizio (ad esempio l’Acea di Roma) di partecipare alle gare del 2007 (queste imprese, infatti, non rientrando in nessuna delle tre tipologie stabilite dalla nuova legge, rischiavano di perdere la concessione). Soddisfazione per le modifiche proposte sono state espresse da diverse forze politiche, tra cui i Ds, che per bocca del responsabile economico Pierluigi Borsani, ha dichiarato che voteranno gli emendamenti del ministro Bottiglione, per non tornare indietro nel processo di liberalizzazione in atto.

posted by localtradewatch | 15:12 | commenti
 

Anche Ferrara tra i comuni contrari al Gats

Anche il comune di Ferrara ha a approvato, in data 13 ottobre 2003, una mozione contro il Gats, l’Accordo generale sui servizi in discussione presso il Wto, con 14 voti favorevoli e 2 astenuti, su 16 consiglieri presenti e votanti. “Il Comune di Ferrara – si legge nella mozione - si oppone ad un ampliamento dell'Accordo Generale sul Commercio dei Servizi perché elimina il i diritto che gli è proprio di governare e di esercitare la propria sovranità a livello di comunità, come da programma che i suoi cittadini scelgono attraverso libere elezioni”. Il comune di Ferrara si aggiunge così ai comuni di Genova, Torino, Giaveno (To), Levanto (La Spezia), Rivalta (To), Villacirdo (Ca), Casalgrande (Re), Chieri (To), Seravezza (Lu) e alle province di Genova e Ferrara.

posted by localtradewatch | 14:49 | commenti
venerdì, novembre 14, 2003
 

Petizione a Torino contro la privatizzazione dei servizi pubblici

1100 firme sono state depositate due giorni fa al Comune di Torino a sostegno di una petizione contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali. L’iniziativa si inserisce nelle attività che il coordinamento torinese della campagna Questo Mondo Non è in Vendita ha condotto nei mesi scorsi. Ora il comune dovrà per legge convocare una conferenza stampa in cui i principali firmatari (Rete Lilliput, Attac e Mani Tese) illustreranno gli obiettivi della petizione, e sottoporre il testo alla discussione in consiglio. La petizione chiede che il Consiglio Comunale di Torino:

“Eserciti pienamente le competenze di legge in materia di indirizzo, gestione e controllo dei Servizi pubblici locali;

Mantenga (o ripristini nel caso di AEM) in capo al Comune di Torino la proprietà del capitale delle aziende municipali AEM, AMIAT, GTT e SMAT e non proceda al loro smembramento;

Deliberi indirizzi per lo sviluppo economico e la gestione partecipata delle Aziende municipali, che assicurino l’universalità dei servizi pubblici erogati, intesi non come merci da scambiare sul mercato, ma come beni comuni irrinunciabili ed essenziali per la qualità della vita, per lo sviluppo urbano e per la coesione sociale”.

“Quelli che apparivano obiettivi utopici su scala mondiale - si legge nel comunicato stampa dei promotori - dopo il fallimento del Vertice WTO a Cancun appaiono meno difficili da raggiungere. E su scala nazionale e comunale, l’abolizione del famigerato Art. 35 ed il nuovo art. 14 della Legge Finanziaria 2004, aprono qualche possibilità di difesa delle nostre Aziende Municipali. Gli amministratori locali non possono più continuare ad essere ‘più realisti del re’: non esistono direttive comunitarie né leggi nazionali che impongano la privatizzazione delle aziende municipali”.

posted by localtradewatch | 19:55 | commenti
mercoledì, novembre 05, 2003
 

L'offensiva delle imprese per privatizzare l’acqua

Gli imprenditori del settore idrico si preparano a dare battaglia in vista dell'approvazione del disegno di legge per il via libera alla Finanziaria, nel tentativo di cambiare l'attuale emendamento che ha tolto l'obbligo per gli enti locali ad affidare a spa, tramite gara, la gestione dell'acqua. Secondo l'Anida, l'associazione degli imprenditori del settore, le mucipalizzate da sole non hanno risorse adeguate, nè sono in grado di reperirle sul mercato. Per questo promuoveranno un articolo aggiuntivo alla Finanziaria che garantisca l'avvio della privatizzazione delle aziende pubbliche, o almeno di partecipazioni significative al loro capitale, da assegnare tramite gara. Se l'operazione non riuscirà, l'alternativa consisterà nel subordinare l'affidamento diretto all'accordo di tutti i comuni che fanno parte dell'ambito territorioale ottimale (ATO), escludendo dal voto i comuni che hanno il controllo della società. Si tratta dell'estremo tentativo di assicurare gli interessi di compagnie private nazionali e straniere, tra cui figurano la tedesca Rwe, l'inglese Severn Trent e le francesi General des Eaux e Lyonnais des Eaux (da Il Sole 24 Ore 05/11/2003).

posted by localtradewatch | 19:02 | commenti
martedì, novembre 04, 2003
 

Acqua: non è più obbligatorio privatizzare

La riforma dei servizi pubblici locali prevista dal decreto 269/2003 e confermata dal maxi emendamento su cui il Senato ha votato la fiducia ha cancellato l'obbligo di gara per l'affidamento dei servizi idrici. Per evitare l'infrazione UE il governo ha fatto marcia indietro rispetto al famoso articolo 35 della finanziaria 2002, che obbligava le spa pubbliche che avevano già ottenuto la gestione del servizio a cedere entro due anni il 40% del capitale a soggetti privati attraverso gara, imponendo negli altri casi l'affidamento a Spa tramite gara d'appalto internazionale. La questione riguardava anche i casi di Milano, che nel giugno scorso scelse la Metropolitana Milanese (posseduta al 100% dal Comune) e Torino, che ha puntato invece sulla Smat (anch'essa a totale capitale pubblico). L'articolo 14 prevede tre modalità di affidamento: mediante gara aperta ai privati, attraverso affidamento diretto a società miste in cui il partner privato sia scelto con gara (ma non è specificata la percentuale di cessione) e tramite affidamento diretto a spa interamente pubblica su cui gli enti esercitino un controllo come su propri servizi e che svolga la parte più importante della propria attività con gli enti stessi. Insoddisfatta la Confindustria, che per bocca del presidente Antonio D'Amato, ha invitato ufficialmente l'esecutivo a "cambiare rotta" sulla strada della privatizzazione e della liberalizzazione dei servizi pubblici. Sulla stessa linea il sottosegretario all'Economia Gianluigi Magri (Udc), il responsabile del settore energia di An Stefano Saglia e, tra le fila dell'opposizione, il responsabile economico della Margherita Enrico Letta. Parole dure anche da Raffaele Tiscar, responsabile del colosso inglese Thames Water: "il mercato è finito, ha dichiarato, e anche il nostro interesse, considerata l'assenza di gare, sta notevolmente diminuendo". (Il Sole 24 Ore, 31/10/2003)

posted by localtradewatch | 19:31 | commenti