Privatizzare fa male: i dati del 37° Rapporto del Censis
"Gli ultimi 10 anni hanno visto progressivamente smantellare, sotto la scure delle privatizzazioni, le roccaforti dell'impresa di Stato; sgretolare, a colpi di liberalizzazioni, le enclave dell'economia protetta e fruttare all'erario quasi 100 milioni di Euro. Ne valeva la pena?". Se lo chiede il Censis nel suo 37° Rapporto sulla società italiana. La risposta viene direttamente dai dati della ricerca:
OCCUPAZIONE: tra il 1998 e il 2002 è diminuita del 13,1% nel settore gas-energia, del 6,9% nel settore assicurativo e del 12% nel settore dei trasporti. Solo nei servizi di telecomunicazione si è registrato un incremento dell'8,2%.
TARIFFE E SPESA PER LE FAMIGLIE: la spesa è aumentata dell'8,8% nel settore gas, del 17,2% nell'energia elettrica, del 17% nel settore trasporti, del 35% nei servizi finanziari, del 42% nei servizi telefonici e del 69% nei servizi assicurativi. Il nostro Paese risulta così uno dei più cari d'Europa. La posta prioritaria costa ad un italiano il 29,2% in più della media europea, il biglietto ferroviario il 4,1% in più.
QUALITA' DEL SERVIZIO: è peggiorata. Alcuni esempi: gli italiani che dichiarano di dover far code per più di 10 minuti in un ufficio postale passano dal 66,1% del '98 al 76,4% del 2001; quelli che lamentano difficoltà nell'assistenza da società del gas o di elettricità passano dal 63,1% del '98 al 67,1% del 2001.
PRIVATIZZAZIONI E CONCORRENZA. Continuano ad aumentare le imprese coinvolte nei processi di concentrazione: 230 nel '93, 308 nel '96, 395 nel '99, 492 nel 2000, 570 nel 2001 e 603 nel 2002.
CONCLUSIONE (POSITIVA) CONSEQUENZIALE. "Se nel '97, un italiano su tre (32,2%) pensava che il ruolo dello Stato in economia dovesse ridursi a quello di mero soggetto regolatore, privatizzando tutte le aziende di proprietà, a sei anni di distanza la quota di liberisti si ridimensiona al 18,8%, mentre arriva al 70% la percentuale di quanti auspicano un ritorno alla politica pubblica diretta".