La provincia di Milano decide di affidare la gestione dell’acqua ai privati per trent’anni
Senza dibattito pubblico e senza informazione, la Provincia di Milano ha programmato di affidare l¹acqua del milanese, per i prossimi trenta anni, a tre società di capitali e cedere il 40% delle azioni di tali società ai privati entro il 2006.
I 186 comuni della Provincia, esclusa Milano che costituisce un ATO (ambito territoriale ottimale) a parte, hanno così imboccato la strada della privatizzazione attraverso le società miste di gestione.
Se la presidente della Provincia di Milano Ombretta Colli ha assicurato che per il 2004 le tariffe “non si toccano” (lasciando quindi intendere un inevitabile rincaro a breve del prezzo dell’acqua), si sta cercando di sottrarre ai cittadini il controllo della risorsa vitale primaria, non solo occultando che l’acqua e le enormi risorse finanziarie derivanti dalla gestione del servizio saranno, almeno per trenta anni, affidate ai principi mercantili e del profitto, ma nascondendo anche le possibili alternative offerte dall’attuale quadro normativo.
Già oggi il “reddito operativo” dell’acqua potabile della provincia di Milano (esclusa l’area del comune di Milano) è pari a 7 milioni di euro all’anno. I cittadini e molti amministratori locali ignorano (o fingono di ignorare) la possibilità di mantenere il completo controllo pubblico della gestione idrica, sottraendo il settore agli appetiti del mercato. La “gestione in hous”, attuata con società interamente controllate dagli enti locali e operanti solo in ambito locale, prevista come una delle opzioni di gestione dall¹art. 14 del decreto legge n.269, consente di ottenere questo importante risultato. I 186 comuni della provincia sarebbero nelle condizioni ideali per scegliere questo tipo di gestione, in quanto le società attuali affidatarie sono ancora interamente controllate dagli enti pubblici di riferimento. Può essere evitata la cessione ai privati.
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